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Centrali nucleari o green economy?

Accendi il sogno per spegnere lo scuro futuro

In Italia la produzione di energia è basata sia su fonti non rinnovabili come il carbone, il petrolio sia su fonti rinnovabili con l’utilizzo dell'energia geotermica e dell'energia idroelettrica; il restante fabbisogno viene coperto con l'acquisto di energia dall'estero, trasportata nel nostro paese tramite elettrodotti. Una parte della politica, vorrebbe evitare l’importazione di energia nel nostro paese, costruendo 3 “belle centrali nucleari”, di cui  2 al nord ed 1 al centro. E’ bene ricordare che nel 1987 il popolo italiano, votò a favore dell’abolizione delle centrali esistenti, adesso si ripropone la centrale nucleare  riportando così il passato nel presente. E le centrali nucleari fino a che punto sono sicure? E quanto costerà allo Stato, cioè a noi cittadini la costruzione delle centrali in un momento di crisi  economica così forte? E poi, si pensa al problema delle scorie radioattive che secondo il mio modesto parere è il più critico?  La centrale nucleare produce materiali residui ad elevata radioattività che rimangono estremamente pericolosi per periodi lunghissimi (nel complesso per un tempo dell'ordine del milione di anni). Ad oggi nessuna nazione che si è servita di tale energia, ha trovato strategie per una soluzione sicura nello smaltimento delle scorie. Lo smantellamento di una centrale richiede tempi lunghi che possono superare il tempo di costruzione e di funzionamento. Le stime di previsione fatte dall’Autorità inglese, sono che per il reattore di Calder Hall a Sellafield Bretagna, costruito negli anni '50 e fermato nel 2003, si impiegheranno 160 anni (cioè nel 2115) per terminare la chiusura totale dell’impianto. In Italia  l’energia  elettrica viene prodotta delle centrali idroelettriche che sono localizzate principalmente nell'arco alpino e in alcune zone appenniniche, producendo il 10,7% del fabbisogno energetico lordo; abbiamo successivamente le centrali geotermoelettriche che si trovano in Toscana e producono l'1,5% di elettricità. mentre le "nuove" fonti rinnovabili come l'eolico sono diffuse principalmente in Sardegna e nell'Appennino. Nonostante l’energia “pulita” sia in crescita, si produce solo l'1,1% della potenza elettrica richiesta. Si potrebbero meglio utilizzare le risorse naturali, come il sole con i tetti ricoperti di pannelli in silicio, il vento per l’eolico (dove possibile senza impatti) e le biomasse.  Mi chiedo perché l’Italia  non investa adeguate risorse economiche per migliorare e potenziare un’efficace rete di fonti rinnovabili guardando principalmente al solare, considerando la felice posizione geografica e come fanno già altre nazioni? L’Italia è terra di paesaggi, natura e storia dell’uomo; non di inquinamenti, fumi, scorie con mare e terre avvelenate. In questo periodo problematico per l’ambiente, l’unica vera rivoluzione, per molti economisti, è quella dell’attuazione della politica della Green Economy secondo la quale tutti gli investimenti devono essere “puliti”. Il futuro, per essere futuro, dovrà basarsi sulla sostenibilità  ad impatto “0” sull’ambiente e pensare perciò, più alla crescita delle produzioni alimentari e meno a quella industriale, riducendo gli inquinamenti. Questo “sogno verde speranza”, si potrebbe realizzare se a Copenaghen tutti grandi della terra riflettessero anche sull’ importanza che l’agricoltura ha per l’ uomo. Senza cibo uomini e donne non possono sopravvivere  e l’unica fonte di cibo ci viene dalla così tanto maltrattata terra. Spero che migliori la pianificazione delle strategie ambientali, per evitare prossimi, possibili disastri. Spero che sempre più persone si pongano dei problemi e riflettano su ciò che accade. Noi come Club Alpino Italiano cosa possiamo fare? Io nel mio piccolo posso fare poco: esprimo il mio pensiero a riguardo e adotto un più attento stile di vita.  Servono impegni condivisi e mi piacerebbe che le forze politiche del Club Alpino Italiano, la Commissione TAM, ogni sezioni del CAI, i movimenti ambientalisti, si unissero per dare vita ad un discorso globale di politica ambientale, da attuare nell’immediato presente senza se e senza ma. Pura utopia? Ma è bello sognare e volare alto. Da noi tutti la risposta.

Stefano Pisciella
Locandina

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