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Cai

Club Alpino Italiano
Sezione “Piergiorgio De Paulis” Castelli (TE) – www.caicastelli.it

SPEDIZIONE Khumbu Valley 2009

22 novembre - Ama Dablam New Route Parete Nord.

A volte le linee prendono le tue fantasie alpinistiche al punto da farti cambiare tutti i programmi. Il gruppo si e’ diviso e qui a Dingboche siamo rimasti io ed Andrea Di Donato. Scendendo dall’Island Peak ho visto quelle linee di ghiaccio scendere dal contrafforte Nord dell’Ama Dablam e mi sono ritrovato continuamente a cercare di capire se fossero delle vere Goulotte o semplicemente neve farinose attaccata alle pareti rocciose. Ho cominciato ad immaginarmi appeso a quelle linee. Ma non sono stato l’unico ad individuarle, anche Giorgio Passino, Marcello Sanguineti ed Andrea Di Donato. Poi siamo rimasti io e lui, qui, a guardarle. Niente chance per il Cholatse per ora. Il primo giorno di sole facciamo una perlustrazione fin sotto la parete. Ogni alpinista ha dei demoni che lo assalgono. Noi abbiamo dovuto lottare con i nostri. I demoni, maledetti, senza paura ne’ pieta’. Si insinuano nella tua determinazione e nel desiderio e cominciano a logorarlo, lo assottigliano sembra che conoscano i varchi nelle tue difese. A sinistra del colle e del seracco che uniscono questo contrafforte al corpo centrale dell’Ama Dablam passa una via di Tomaz Humar, purtroppo scomparso qualche giorno fa’. Sulla dx invece, sulla cresta Nord-Ovest passa la via di Cartwright, 11 giorni in apertura, circa 4 km fino in vetta. La nostra linea invece taglia dritta in piena parete fino a raggiungere in cresta la via di Cartwright. I demoni, maledetti, mi hanno fatto innamorare di quella linea e poi mi hanno infilato dentro il dubbio. Ma ormai non c’e’ altro da fare che misurarsi con la parete. Cibo per 5 giorni, sali minerali, the’, qualche barretta energetica, 3 bombole di gas grandi ed una piccola, un Jetboil, un fornelletto leggero di scorta questo per mangiare e bere. I sacchi da bivacco...ho perso uno zaino di materiali nel viaggio!!! Il mio sacco da bivacco e lo zaino Salewa di cui sono testimonial sono scomparsi nel nulla. Ed ora come si fa? Fosse questo un segno? Il tipo del lodge in cui viviamo in questi giorni tira fuori un sacco di plastica blu alto quanto me e grande abbastanza da infilarmici con tanto di sacco a pelo, incredibile. Lo zaino invece lo rimedio dal materiale che Marcello ha lasciato prima di andare via. Ancora i demoni, quando infilo tutto il materiale nello zaino e lo tiro sulle spalle e mi si piega la schiena. Sacco a pelo Diadem Ultra 600, le due picche, i ramponi G14, il lettore mp3 per superare le notti, un po’ di medicinali, aspirine, brufen, desanetasone, adalat, diamox e qualche benda per medicare la mano che non guarisce dopo un brutto volo in falesia prima di partire per questa spedizione.

Quando eravamo sotto la parete qualcosa mi aveva fatto intuire che quelle linee non erano poi cosi’ formate. Un altro demone, non so se pesano piu loro o lo zaino sulle spalle. La mattina la sveglia e’ alle 2,00, la partenza alle 3,15 am. Facciamo tutto l’avvicinamento ed in circa 4 ore ci portiamo all’attacco del nevaio iniziale. Circa 400 m di canale tra i 40 ed I 50 gradi, a volte si sprofonda fino alle ginocchia e volte con piccoli saltini invece si sta sulle punte nella neve gelata. Il primo salto lo affronto io e sin da subito si capisce a che gioco si gioca. Tiri lunghissimi, piccozze che rimbalzano sulla roccia sottostante, uno strato sottile di neve ghiacciata e la ricerca costante di quei tratti in cui si ispessisce per far tenere le becche. I ramponi grattano, rompono la neve e si bloccano sulle sporgenze invisibili della roccia. Un gioco di equilibri, le viti da ghiaccio entrano per pochi centimetri, poi inevitabilmente anche loro trovano la roccia. Quando hai capito a che gioco giocare devi solo decidere, o giochi o te ne torni a casa! Allora giochiamo. Tiro per piu di 60 m, oltre la lunghezza delle corde, senza mettere una protezione vera, Andrea sa tutto, lo ha capito anche lui, si stacca dalla sosta fatta sulle picche e viene su con lo zaino piu’ pesante sulle spalle. Riesco a fare una sorta di sosta su una scaglia di roccia che esce fuori dalla neve. Questo gioco di fantasmi e di equilibri va avanti per ben 4 tiri e circa 250 m. Andrea al terzo tiro passa avanti, ha una bella Marcia, ci scambiamo gli zaini ed ora tocca a me portare questo elefante da bivacco. Il gioco non cambia, le becche si spuntano, in equilibrio sul nulla, risalti ghiacciati anche ad 85 gradi.

Arriviamo al muro che ci sembrava piu’aggettante, quello che nei nostri studi doveva essere la scelta destra o sinistra. Alla base di questo salto un cono di neve, sono circa le 15,15 non c’e’ bisogno di parlare, tiriamo fuori la pala da neve e cominciamo a scavare una truna. Sara’ il nostro primo bivacco. Ben presto pero’troviamo il ghiaccio. Meglio che niente. Solita procedura, stendi I materassini alla meglio, allarga le gambe, attacca il fornello al Jetboil e comincia a sciogliere la neve. 12 ore prima delle 6,00am. La sveglia. Vasco, ACDC, Dire Straits, Heroes del Silencio, rombano nelle orecchie per lenire I tremori del freddo. Per non farmi sentire il mio stesso battere dei denti. Cerco di chiudermi nel sacco a pelo e nel sacco di plastica. Ma che cavolo mi sono imbustato da solo! La mattina e’ una lotta riconfigurarci da scalatori, metti le scarpette, allacciale, infila lo scafo degli scarponi, tiro un paio di calci ad Andrea che non gradisce e ricambia, siamo in due in un buco di pochi metri quadrati. Alle 8,00 si attaca il tiro piu’ difficile. Per me e’ una lotta, le mani ghiacciate, riesco a mettere una vite da ghiaccio corta per meta’, poi mi sposto verso sx e riesco a metere un friend in una scaglia di roccia. Per ora ho dato il massimo, il mio demone stamattina ha la meglio, continuo ad immaginarmi di venire giu. Non ce lo possiamo permetere, stavo per ripartire quando saggiamente mi calo fino alla base ed Andrea mi da’ il cambio. Assurdo ma vero. I tiri a questo punto si fanno veramente duri. Su neve ghiacciata in faccia alle pareti di roccia, impossibilita’ di proteggersi, spesso soste sulle piccozze alla base dei risalti, tiri lunghi 80,90m perche’ e’ impossibile spezzarli a meta’. Allora mentre Andrea scala da primo, e prima che lui debba fermarsi, lo tolgo dsalla sicura, smonto la sosta, mi sgancio anche io dalla sosta e con uno zaino sulle spalle e l’altro appeso all’imbragatura comincio a salire mentre Andrea sale la parete cercando punti per assicurarci. Il Massimo di una sosta e’ composta da un friend ed un dado, qualche volta un chiodo da roccia ci fa stare un po’ piu tranquilli. Pare che cosi’ la cordata funzioni bene.

Tirando su tutto quel peso, a volte a braccia e volte appeso all’imbragatura non e’ il caso che dia il cambio ad Andrea che va forte da primo senza zaino sulle spalle. Ma “l’indecision point” da’ una svolta alla salita. Speravamo che a quell punto ci fosse stata una rampa ghiacciata che ci avrebbe portato fin sotto la parete terminale per accedere alla cresta. Ma purtroppo questo era un delirio, un sogno, perche’ quando ho visto Andrea ravanare per un ora su un traverso dove la neve ghiacciata si era trasformata in neve farinosa mentre io ero appeso su una lama rocciosa a due dadi ho capito che qualcosa si stava mettendo di traverso. Se ci aspettavamo del buon ghiaccio alla base ed invece abbiamo trovato neve ghiacciata sottile, cosa potevamo aspettarci di trovare cosi in alto? Una parete di roccia verticale con neve soffice attacata alle pareti. Vedo Andrea tornare indietro, leggero, in traverso, togliendo ogni friend, ansimante, per la prima volta per sfogarsi mi dice ” Dan, fai attenzione, tienimi!”. Arrivato in sosta…

Andrea.
Be… aspiravamo ad una piu` facile rampa di neve che ai miei occhi non si e` mai manifestata! Ho Lasciato la goulotte per obliquare a sinistra e da subito la neve ghiacciata alla quale eravamo ormai abituati, si trasforma in qualcosa in cui a mala pena riuscivo a trattenere gli attrezzi costringendomi  ad aumentare la spinta con i piedi in buchi che via via mi creavo. Qualche roccia affiorante mi concedeva pause protettive, ma una volta raggiunto lo spigolo la tristezza si fece strada dentro me. Niente rampa! Un mare di placche nere, a tratti verticali, ricoperte da neve sempre piu` inconsistente, si distendeva ``implaccabile`` sopra il mio casco stanco. Uno sguardo a Daniele, poi un altro accompagnato da un gesto di negazione.
Evidentemente la neve era riuscita a solidificarsi solo negli scivoli  lievemente concavi fino ad ora scalati…
Il primo pensiero e` stato quello di ritraversare a destra assicurato all`ultimo micro friend messo. Poi ho ricordato l`importanza avuta fino ad ora dal piccolo amico. Sono tornato in sosta lentamente, recuperando via via il materiale….Peccato… Ci caliamo!!!!

Daniele, la discesa.
Un apocalisse. Come fai a scendere da una parete le cui soste per la maggiore erano fatte sulle piccozze? Funghi di  neve intorno ai quali far passare le corde. Fortuna ha voluto che ogni tanto siamo riuscirti a mettere qualche chiodo da roccia e qualche friend…tutto materiale lasciato in parete, ma in confronto alla sicurezza gia’precaria di una discesa nulla sono gli 80 euro di un friend. Facciamo il secondo bivacco nella truna scavata il giorno prima. La mattinna dopo di nuovo giu alla ricerca delle soste, traversi sprotetti nella neve alla ricerca di ancoraggi. Al termine della discesa il nevaio. Senza aver bevuto nulla e con l’unico desiderio di scendere, scendere sempre piu’ a valle commetto un errore gravissimo. Un rinvio lungo appeso all’imbragatura, sfuggito al mio controllo si incastra nel tallone, nella punta di dietro del rampone, stavo scendendo faccia a valle, volo per circa 100 m quando perse tutte e due le piccozze riesco a far grattare I ramponi nella neve a volte profonda, faccio un balzo in aria, un paio  di rotazioni, ricado in piedi, sprofondo nella neve e mi fermo. Il demone ci ha provato, figlio di … l’ho guardato negli occhi. Gli ho sorriso mentre sputavo la neve che mi ostruiva le vie respiratorie, che mi ha gonfiato I polmoni. L’ho guardato e gli ho sorriso, ho semplicemnete disceso questi 100 stramaledetti metri piu velocemente. Lui scompare nel nulla, ed io continuo la mia discesa.
A Dingboche gli spaghetti alla Bolognese sono veramente buoni.
Daniele.\
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ps.: se avessi terminato questa via l’avrei chiamata “Human rights, carta della dichiarazione dei diritti umani delle Nazioni Unite 1945”, non so’ perche’, ma chi sa capira’! e spero che se un giorno qualcuno la chiuda, rispetti questo mio desiderio.

ps2.: un grazie va a Salewa per l’abbigliamento e la nuovissima linea PRO, a Tempesta, ad Airone Immobiliare, Intermatica per la connessione satellitare ed a tutti quegli amici che ci stanno aiutando e seguendo da casa. Presto vi metteremo al corrente dei nuovi programmi. Grazie.
da: www.mountainfreedom.it

Info Cai Castelli: Filippo Di Donato Cell. 339.7459870 - info @ caicastelli . itwww.caicastelli.it