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Parco d'Inverno 2007/08  Foto d'epoca
Parco Nazionale GranSasso e Monti della Laga

Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga

Parco Nazionale GranSasso e Monti della Laga

Nello scenario nazionale con la Legge Quadro 394 del 1991 sono stati istituiti molti nuovi parchi nazionali in aggiunta ai cinque “storici”. In Abruzzo al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si sono affiancati quello della Maiella e quello del Gran Sasso e Monti della Laga. Il sistema regionale delle aree protette estese è completato dal Parco Regionale del Sirente-Velino. E’ un notevole riconoscimento d’insieme al territorio montano che ha portato a definire l’Abruzzo come “la regione verde d’Europa”.

L’istituzione del Parco rappresenta una valida occasione per riaggregare aree montane, separate da logiche politiche ed impoverite dal decremento demografico. E di questa esigenza di comunicazione e di incontro c’è grande bisogno. Basti pensare alle discussioni relative al Gran Sasso ed al 3° traforo ed all’impatto determinato dai lavori autostradali, che sembrerebbero separare così drasticamente le scelte della Provincia di Teramo, da quelle dell’Aquila . Il passato invece insegna che le montagne hanno sempre unito le popolazioni locali. Infatti, nonostante le difficoltà, date da ripidi pendii, pareti e balze rocciose, gli scambi commerciali e culturali sono stati sempre attivi. Risultano emblematici i “Vadi” ed i “Passi”, percorsi, anche nel periodo invernale, arditamente e con tecniche alpinistiche, per l’epoca innovative ed avanzate. Lo riporta il De Marchi nel racconto della 1^ ascensione al Gran Sasso nel 1573.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga tutela una superficie di 150.000 ettari, riunendo un territorio di 44 Comuni, distribuiti su 3 Regioni (Abruzzo, Lazio e Marche) e 5 Province. E’ costituito tre gruppi montuosi, in un insieme vario e complesso per elementi naturali e sociali: la catena del Gran Sasso d’Italia, il massiccio della Laga e i monti Gemelli. Il Gran Sasso d’Italia è una lunga e maestosa catena, particolare nell’Appennino per i caratteri alpini. Imponenza e forza che si osservano con chiarezza dalla costa adriatica. Il nucleo centrale, che spinge a Nord, è costituito dal Corno Grande, che con i suoi 2912 metri di altezza rappresenta la cima più alta dell'Appennino, e dal Corno Piccolo. Una morfologia tormentata e segnata da morene, rocce disegnate dal carsismo, circhi glaciali, precipiti pareti, valloni. Si scoprono conche carsiche quali Campo Pericoli e l'alta valle del Venacquaro, e più ad est si estende la vasta piana di Campo Imperatore. Tra le vette del Corno Grande, il singolare Ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d'Europa, incastonato e gelosamente protetto dalle pareti rocciose.

Il massiccio dei Monti della Laga è una splendida invenzione della natura che, nella generalità del calcare appenninico, ha inserito arenarie, marne ed argille). Il complesso montuoso ha una lunga ed elevata cresta che culmina a 2458 m. con il Monte Gorzano. Le pendici sono ricche di acque superficiali con valli profonde ed incassate, formate dall’intensa erosione fluviale e segnate da numerosi gradini e cambi di pendenza, che originano le numerose e suggestive cascate della Laga che spesso assumono lo stesso nome della valle e raggiungono anche dislivelli di centinaia di metri. Nelle estese faggete e boschi misti, favoriti nello sviluppo dall'abbondanza di acqua, si trova anche l’abete bianco, specie relitta di notevole importanza naturalistica, mista a faggi secolari. Più in basso è significativa la presenza del castagno. Tra i due gruppi montuosi si trova il Lago di Campotosto; il più esteso bacino artificiale d’Europa, zona d’incontro e di sosta per l’avifauna. Nella provincia di Teramo anche i Monti Gemelli, costituiti dalla Montagna di Fiori e dalla Montagna di Campli, separate dalla valle scavata dal fiume Salinello che origina le omonime Gole. Queste ultime rappresentano un singolare incontro tra clima mediterraneo e clima montano che consente la coesistenza di specie diverse con la vegetazione mediterranea, che risale lungo gli alvei fluviali, e quella montana, che si stabilizza a quote inferiori alla norma. Nel Parco notevole è la ricchezza della flora, con più di 1600 specie con qualità preziose e molti “relitti” glaciali di origine nordica o orientale. Il valore faunistico nel complesso, è notevole, particolarmente nell'avifauna e nei piccoli mammiferi. Va evidenziata la presenza del “Camoscio d’Abruzzo”, ungulato esclusivo della montagna appenninica, reintrodotto nel 92’ e che, con un po’ di fortuna si può incontrare libero nei prati in quota e più facilmente a Pietracamela, visitando l’area faunistica del Camoscio d’Abruzzo. Nel territorio del Parco vivono inoltre altri grossi erbivori come il Cervo e il Capriolo, oltre al loro predatore per eccellenza, il Lupo appenninico. Si tratta di un'area naturalistica tra le più importanti della catena appenninica nella quale l'uomo è stato sempre presente, nei tanti paesi e negli insediamenti sparsi, con attività quali la pastorizia, anche nelle praterie d'altitudine, la produzione di legname, l’artigianato e gli scambi commerciali tra gli opposti versanti. La presenza dei centri montani minori e la diffusione delle fortificazioni medioevali, degli insediamenti sparsi, delle strutture religiose, dei rifugi in quota, concorrono a irrobustire l’immagine di un'area in grado di soddisfare compiutamente le esigenze di un turismo moderno interessato alla natura, alla cultura ed alla storia dell’uomo.

Il Parco oggi può aiutare la crescita sociale ed economica di chi ancora vive in montagna, favorendo le attività dei giovani residenti con iniziative ad ampio respiro, che valorizzino il forte binomio natura e cultura, in realtà nelle quali l’artefice presenza dell’uomo è stata determinante per la conservazione e la tutela. Un valido strumento di azione dei Comuni è la Comunità del Parco (art.10 della L.Q. 394/91), organo di governo che affianca l’Ente Parco e che attualmente è praticamente inattivo. Eppure gli compete oltre all'espressione di una serie di pareri obbligatori su vari atti dell'ente parco, di elaborare, entro un anno dalla sua costituzione, un “piano pluriennale eco¬nomico e sociale" per la promozione delle attività compatibili. E’ facilmente intuibile la portata ed il valore di un simile elaborato, frutto di intese tra gli enti direttamente radicati sul territorio, con il superamento di logiche settoriali e di parte. Ci troviamo a gestire la richiesta turistica di ambienti naturali quanto più integri e con servizi adeguati alle esigenze di una frequentazione diversificata ed internazionale. E’ indispensabile riflettere su ruoli, vocazioni e finalità della montagna e degli altri ambiti naturali di un territorio inteso come successione concatenata di ecosistemi vitali all’esistenza per i quali va posta specifica attenzione alla conservazione e al corretto uso delle risorse.


Info Cai Castelli: Filippo Di Donato Cell. 339.7459870 - info @ caicastelli . itwww.caicastelli.it