Contenuto principale

L'aquila reale

(Aquila chrysaetos)

Grande uccello rapace, con un'apertura alare che raggiunge m. 2,20 nella femmina e m. 1,90 nel maschio, l'aquila reale ha sempre suscitato ammirazione per la forza, l'agilità del volo e le grandi dimensioni.
Si nutre, nell'Appennino centrale, prevalentemente di mammiferi e di uccelli di medie dimensioni, come lepri, volpacchiotti, cinghialetti, coturnici, ma non disdegna i serpenti, che in certe zone sono parte fondamentale della sua dieta, e animali morti, ad esempio cervi e camosci travolti dalle valanghe. Studi recenti hanno evidenziato la sua capacità di adattarsi al progressivo aumento delle aree boscate inserendo, in modo significativo, tra le sue prede, il ghiro.

La presenza di grandi aree protette nell'Italia centrale, ha consentito un sensibile recupero di questa specie, sia perché è diminuita la pressione venatoria sulle sue prede preferite, sia perché sono diminuite le uccisioni dirette.
Nell'Appennino centrale, l'aquila reale nidifica su pareti rocciose dove costruisce grandi nidi nei quali vengono deposte per lo più una o due uova. A volte la coppia riesce a portare all'involo due aquilotti, ma più spesso uno solo. Il giovane resta con gli adulti alcuni mesi dopo l'involo, dopo di che si allontana. Di solito i giovani non si riproducono prima di 4-5 anni d'età.

Problemi di conservazione
A volte qualche esemplare viene ancora ucciso, il pericolo maggiore è costituito dai veleni usati illegalmente contro predatori domestici o selvatici, non rara è la morte per collisione con i fili elettrici, ma la minaccia più grave è costituita dalla realizzazione di centrali eoliche in aree frequentate dalle aquile reali che possono essere facilmente uccise per collisione con le pale rotanti, come del resto altre specie di uccelli.

Fonte: Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga