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CaiIl Club Alpino Italiano per il Camoscio d'Abruzzo

Consiglio comunale straordinario a Farindola (PE) contro la diversa assegnazione nella lista delle specie da proteggere.

In tanti riuniti a difesa del Camoscio d'Abruzzo. Questa volta a minacciarlo è la proposta della Danimarca di declassarlo dall'appendice I all’appendice II delle specie necessarie di protezione secondo la Convenzione di Washington sulle specie in pericolo. La proposta della Danimarca è stata però raccolta dai Paesi europei (Italia compresa !), che ne discuteranno a Bangkok, in Tailandia, dal 3 al 14 Marzo 2013. Dal momento che la specie non è ancora salva dal pericolo di estinzione, il provvedimento potrebbe indebolire seriamente la tutela del Camoscio d'Abruzzo prestando il fianco al mondo venatorio, al bracconaggio e la ricerca di trofei. Il Camoscio d'Abruzzo è una rara sottospecie che non si rinviene in nessuna altra parte del mondo, se non in Italia. Stiamo quindi minacciando un endemismo salvato dal Parco Nazionale d'Abruzzo con tenacia e capacità. Quasi tragica la storia di questo splendido animale, descritto come Rupicapra ornata dallo zoologo Oscar Neumann nel 1899, decimato da deforestazione, caccia e bracconaggio sulle montagne d’Abruzzo dove viveva in passato (nel Gran Sasso l’ultimo individuo era stato abbattuto fin dal 1892): riuscì infine a sopravvivere soltanto, in  numero assai limitato, nell’impervia zona della Camosciara, dove nel 1913 si contavano 15-30 superstiti. Decisivo fu l'intervento del Re Vittorio Emanuele III, che emanò un Decreto di protezione della specie, la cui tutela è stata poi affidata al Parco Nazionale d’Abruzzo, istituito su iniziativa privata nel 1922 e poi riconosciuto con legge nel 1923. Tra alterne vicende, dovute alle crisi del Parco e al periodo bellico, il Camoscio seppur lentamente poté riprodursi, moltiplicarsi e colonizzare le montagne circostanti. Il Club Alpino Italiano si è molto impegnato per la salvaguardia  di questo splendido mammifero, simbolo dell'Abruzzo e dell'Appennino, destinando, negli anni '90, un lascito con interventi sui monti del Parco d'Abruzzo, sulla Majella e sul Gran Sasso, nelle aree faunistiche di Farindola (PE) e di Pietracamela (TE). Determinante per la reintroduzione dell'animale sulle montagne del Gran Sasso, è stata l’istituzione della Riserva Naturale "Corno Grande di Pietracamela", avvenuta il 1° marzo del 1991 e ampliata il 6 luglio 1991 per circa 2200 ha, dai 2912 m della vetta del Corno Grande, fino ai 1000 m del fondovalle.  Nell'ottobre del 1992, a circa un secolo dalla scomparsa dal Gran Sasso, furono reintrodotti in ambiente i primi sette camosci, prelevati dal Parco Nazionale d’Abruzzo, trasportati in elicottero nella conca di Campo Pericoli e consegnati con documento firmato, al Club Alpino Italiano. In seguito ci sono state altre reintroduzioni che hanno irrobustito il nucleo iniziale che oggi, conta circa 500 esemplari. Grazie all'azione coordinata dei Parchi  d'Appennino la popolazione di Camosci è cresciuta e nel 2012, il numero di individui presenti allo stato libero nei Parchi d’Abruzzo-Lazio e Molise, Maiella, Gran Sasso e Monti della Laga, Sirente-Velino, Monti Sibillini e nelle varie Aree Faunistiche, ha toccato finalmente quota 2000. La crescita è dovuta alla grande protezione riservata all'animale che è tornato a vivere in estesi areali separati tra loro.  Come primo passo va chiarito cosa abbia spinto la  Danimarca ad avanzare la proposta di declassare il Camoscio d'Abruzzo e purché i funzionari italiani in seno alla Convenzione non siano contrari. Sicuramente, per questo straordinario mammifero che, con notevoli sforzi ed una coordinata strategia, si è appena riaffacciato sui monti d'Appennino c'è ancora molto da fare per contenere  le principali minacce e i fattori limitanti la conservazione della specie. Sebbene il sentiero della tutela sia sempre in salita, mai facile e scontato, desta incredulità e sospetto la proposta europea  che rischia di gettare un'ombra sui 90 anni di storia del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il Club Alpino Italiano è soddisfatto per l'esito  delle reintroduzioni nei Parchi d'Appennino, per un sogno inseguito e realizzato con la salvaguardia di una specie presente soltanto in Abruzzo e da pochi anni anche sui Monti Sibillini. Il Cai nazionale con il GR Abruzzo, la TAM e le Sezioni, attento alla sorte del Camoscio d'Abruzzo, partecipa a Farindola al  consiglio comunale straordinario ed è pronto ad intervenire contro un provvedimento che potrebbe privare il "camoscio più bello del mondo" del massimo grado di protezione garantito dall'inserimento nella lista  rossa, Appendice I, della Convenzione di Washington che elenca le specie animali più vulnerabili e stabilisce vincoli rigidi a ogni forma di caccia e commercio.

Locandina

Lo Scarpone - http://www.loscarpone.cai.it/news/items/il-club-alpino-italiano-per-il-camoscio-dabruzzo.html