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 Traforo Gran Sasso

Cai Centrale n.1-2/1999 - Trimestrale Cai Teramo LA STORIA INFINITA DEL 3° TRAFORO AUTOSTRADALE CHIARA LA POSIZIONE DEL CAI PER IL GRAN SASSO
di Filippo Di Donato Il Club Alpino Italiano, Delegazione Abruzzo e, su sua proposta il Convegno Centro Meridionale e Insulare che riunisce ben undici regioni dell’Italia Centro-Sud, ha da sempre assunto una posizione chiara e forte contro la realizzazione del 3° traforo autostradale, per la salvaguardia del Gran Sasso d’Italia. E’ un impegno dal respiro ampio e coerente, radicato nella vita del Cai. Fu storica l’azione interregionale delle Sezioni Cai di Abruzzo, Lazio e Marche che, nel 1982, si schierarono compatte, manifestando in montagna contro la realizzazione degli impianti sciistici a Campo Pericoli. Azione vincente, che ha permesso, di trovare in quota un ambiente ancora autentico e integro dove reintrodurre, dopo dieci anni, nel 1992, i primi camosci che oggi hanno ripopolato il Gran Sasso e corrono liberi su praterie e balze rocciose. Con l’istituzione del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga sono cresciute le motivazioni etiche, culturali, sociali ed economiche a favore di una gestione coordinata e conservativa della "risorsa montagna". LA MOZIONE DEL CONSIGLIO CENTRALE DEL CAI LA DELIBERA DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E MONTI DELLA LAGAContro l’ulteriore manomissione di un ambiente già fortemente segnato dalla mano dell’uomo si è espresso all’Aquila, l’8 maggio 1999, il Consiglio Centrale del Cai, che, grazie anche all’intensa e determinata partecipazione ai lavori del delegato abruzzese, Eugenio Di Marzio, ha " fatto propria" la posizione della Delegazione Abruzzo contro la realizzazione della 3a galleria del tunnel di accesso al laboratorio di fisica nucleare e alla costruzione di due nuove sale sotterranee, prendendo atto della delibera della Delegazione regionale Abruzzo del Cai, della mozione del Convegno CMI e del parere espresso dall'Organo tecnico TAM Abruzzo, tutti contrari ai lavori nel Gran Sasso. Più recentemente l’autorevole presa di posizione da parte del Consiglio Direttivo del Parco Nazionale che il 28 ottobre 1999, all’unanimità, ha deliberato di esprimere parere contrario alla realizzazione del progetto presentato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, inerente i lavori in sotterraneo nel massiccio del Gran Sasso d’Italia. Prima della decisione molto il materiale esaminato e considerato: sulle implicazioni idrogeologiche e ambientali, sul valore e la vulnerabilità delle zone interessate, sull’uso delle acque e i possibili inquinamenti, sulla viabilità e sulle soluzioni alternative; relazioni e documenti redatti dal Servizio Geologico Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, da geologi consulenti, dalla Direzione e dai Servizi del Parco e dall’Azienda Speciale Acquedotto del Ruzzo (ASAR) di Teramo. Ora è ancor più indispensabile che il Cai dia continuità alle parole e promuova azioni concrete e mirate a livello nazionale, quanto più risolutive, a sostegno del Gran Sasso e di chi ne vuole la tutela. LE AZIONI
Le Sezioni Cai d’Abruzzo, per conto e nome delle altre Sezioni Cai del Convegno Cmi, chiedono, facendo seguito alle azioni decennali e al ruolo storico svolto dal Cai in Abruzzo per la salvaguardia della montagna, un autorevole, chiaro e documentato (anche con la realizzazione di un libro bianco) intervento del Consiglio Centrale Cai contro la realizzazione del 3° traforo autostradale del Gran Sasso; chiedono inoltre che, anche attraverso il Gruppo di Parlamentari Amici della Montagna, venga sostenuta, in Parlamento, la discussione sulle proposte di modifica della legge n. 366 del 1990, per definire una diversa destinazione dei 110 miliardi previsti per 3° tunnel del Gran Sasso. Con quella somma la sicurezza dei laboratori va garantita, senza ulteriori scavi, ma con la messa in opera dei più avanzati sistemi tecnologici; va avviata la promozione di operazioni per lo sviluppo sostenibile insieme al recupero ambientale dei siti degradati dai precedenti lavori del tunnel autostradale; va promossa una ricerca scientifica sul territorio relazionata alla vocazioni naturalistiche e insediative di un Parco Nazionale. L’IMPEGNO DEL CAI
Elenchiamo alcuni episodi degli ultimi anni,:

16.11.97 a Chieti mozione della Delegazione Abruzzo (riportata di seguito);
22.11.97 a Sora, adesione del Convegno Cmi alla mozione della Delegazione Abruzzo;
25.10.98 all’Aquila, manifestazione per la tutela dell’acqua del Gran Sasso
31.10.98 a Fara S.Martino giornata del Cai Abruzzo, presente il Presidente Generale Bianchi, con la firma congiunta del Cai Nazionale del protocollo d’intesa con tre Parchi d’Abruzzo per la salvaguardia della montagna (sia nel Gran sasso Laga che nella Maiella sono presenti soci Cai nei Consigli Direttivi degli Enti Parco);
14.11.98 a Chieti, Convegno Cmi, presente il Presidente Generale Bianchi, che ha ribadito l’impegno per la salvaguardia del Gran Sasso;
10.04.99 ad Isernia, Convegno Cmi, presente il Vice Presidente Generale Salsa, che ha ribadito, anche con toni accesi e partecipati, l’impegno per la salvaguardia del Gran Sasso;
19.04.99 a Chieti, Convegno Sezioni Cai d’Abruzzo, con richieste pressanti, chiare e documentate al Consiglio Centrale in vista dell’Assemblea dei delegati all’Aquila nel mese di maggio;
08.05.99 all’Aquila, Consiglio Centrale del Cai, è stato approvato uno storico seppur non risolutivo documento;
09.07.99 all’Aquila, riunione Gruppo Cai-Parchi nell’ambito della Festa Nazionale dei Parchi, che ha ribadito la necessità imprescindibile della salvaguardia del Gran Sasso;

LE ACQUE DEL GRAN SASSO
Risulta inoltre particolare ed unico il valore paesaggistico e naturalistico del Gran Sasso, determinato anche dalle acque del Parco. Una delle risorse più importanti e vitali nel complesso sistema di relazioni tra uomo e natura. Nel Parco troviamo un territorio modellato sia in superficie che in profondità. In evidenza il Ghiacciaio del Calderone, unico nell’Appennino, raggiungibile con un interessante itinerario geologico che si svolge in ambiente montano aspro e selvaggio. Si continua con il Lago di Campotosto, che è tra bacini artificiali più grandi d’Europa con fauna stanziale e migratoria e, un po’ dovunque, una successione di gole, forre, pianori, conche e valli che segnano pendici e pareti. Il Gran Sasso d’Italia è un immenso bacino idrico e l’acqua che scende in profondità raggiunge le falde acquifere sotterranee per ricomparire in sorgenti. Pesante l’azione dell’uomo sul Gran Sasso che ha modificato, gli importanti sistemi idrici con un sfruttamento per fini idroelettrici. Prelievi che non si sono svolti in condizioni di equilibrio con l’ambiente naturale (evidenti gli effetti determinati dalle tante opere di presa e dai canali di gronda). Un’eredità pesante portata a livelli di emergenza con l’emungimento forzato causato dai lavori del doppio tunnel autostradale e la modifica della circolazione sotterranea profonda del bacino idrico montano, alterando il naturale ciclo dell’acqua e il sistema delle sorgenti sparse a quote diverse.IL GHIACCIAIO DEL CALDERONE
Per avvicinare le meraviglie del Parco e capirne l’intima importanza il Cai propone la scoperta del Ghiacciaio del Calderone che troviamo incastonato e protetto dalle "tre" vette del Corno Grande. Situato sotto la sua parete, a 2700 m. di quota, occupa il fondo di un circo allungato raggiungibile sia dai Prati di Tivo che da Campo Imperatore. E’ una singolarità naturalistica in quanto è l’unico ghiacciaio della catena appenninica e il più meridionale d’Europa. La sua evoluzione è seguita con particolare attenzione da scienziati e studiosi, anche del Comitato Scientifico Centrale del Cai, preoccupati dalla minaccia di una precoce scomparsa per rapido scioglimento.

 

NOTE E CONSIDERAZIONI SUL COMPLETAMENTO E L’ADEGUAMENTO DELLE STRUTTURE DEL LABORATORIO DI FISICA NUCLEARE DEL GRAN SASSO

LEGGE 29 NOVEMBRE ’90 n.366

del Consigliere Centrale Filippo Di Donato

Chieti 19.04.99 - Convegno Sezioni Cai d’Abruzzo

1. La legge 29 novembre 1990
La legge 29 novembre 1990, n. 366, predispone il completamento e l'adeguamento del laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso prevedendo la realizzazione di due nuove sale sotterranee e di una galleria carrabile di accesso e servizio al laboratorio stesso.

La somma che stanzia è di 110 miliardi di lire, comprensiva (10% dello stanziamento complessivo) dei costi relativi al miglioramento e al restauro dell'ambiente nelle zone interessate dalle opere; di un fondo di dotazione di 5 miliardi di lire, per le sole spese di investimento, per un consorzio di ricerca appositamente costituito con sede in L'Aquila; di 4 miliardi di lire a un museo della fisica e astrofisica con sede in Teramo. 2. Gli interventi in ambiente
L'opera in questione prevede la realizzazione di una galleria lunga circa 6 chilometri con un diametro di scavo di 5,4 metri. Tale opera è ubicata al di sopra delle due canne attraversando il sistema di drenaggio e consolidamento delle gallerie già esistenti. Fino alla progressiva 4,8 chilometri la nuova galleria si svilupperà in terreni già in parte drenati; dalla progressiva 4,8 chilometri in poi è prevedibile una interazione con porzioni di acquifero ancora attive. Le due sale da realizzare saranno ubicate in zona satura fra i laboratori esistenti e la faglia di sovrascorrimento. In tale area deve quindi essere necessariamente previsto l'abbattimento piezometrico dell'acquifero e un consistente consolidamento.Le operazioni di consolidamento, fra cui il nuovo attraversamento della fascia cataclastica di Vallefredda, necessiteranno di iniezioni di cementi additivati che non contribuiranno certamente al miglioramento della qualità delle acque; in particolare quelle captate dall'acquedotto del Ruzzo (circa 1.000 litri al secondo). Va evidenziato che le acque captate dal massiccio del Gran Sasso servono complessivamente 800 mila persone. 3. I danni ambientali al Gran Sasso
In relazione all'assetto morfologico ed idrogeologico del settore, l'intero territorio del Gran Sasso viene interessato dall'opera, come è risultato dalla realizzazione dalle due canne del già realizzato traforo autostradale. Gli scavi in galleria hanno determinato un abbassamento di circa 600 metri della falda di fondo e tutti i corsi d'acqua alimentati dall'acquifero del gran Sasso hanno subìto rilevanti diminuzioni di portata; le sorgenti perimetrali (Chiarino, Rio Arno, Ruzzo, Mortaio d'Angri e Vitella d'Oro, Capodacqua del Tirino, Tempera e Capovera) hanno subìto diminuzioni di portata comprese fra il 70 % e il 40 % e le sorgenti in quota sono divenute improduttive. L'enorme mole di materiali estratti dal sottosuolo e la necessità di tenere un cantiere di notevoli dimensioni aperto in un arco di diversi anni in un'area di notevole pregio ambientale e paesaggistico sono incompatibili con un parco nazionale recentemente istituito che sta faticosamente concertando la fase vincolistica della sua attività con le popolazioni residenti. 4. Considerazioni anche economiche
La prima considerazione derivante dall'analisi dei costi è che non è possibile raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge con i fondi a disposizione; infatti con 90 miliardi di lire si dovrebbero realizzare, come già detto, una galleria lunga all'incirca 6 chilometri e con diametro di scavo di 5,40 metri, in un'area caratterizzata da assetto geologico altamente complesso e interessata dai sistemi di drenaggio e di consolidamento relativi alle due sottostanti gallerie già realizzate, e due sale con relativo nuovo sistema di drenaggio e di consolidamento; con 11 miliardi si dovrebbero effettuare ripristini ambientali nelle aree interessate dall'opera. 5. La Regione Abruzzo
La Regione Abruzzo ha espresso posizione nettamente contraria alla legge n. 366 del 1990 con due risoluzioni, una del gennaio 1993 e un'altra del novembre 1995, ed ha riconfermato tale posizione nel gennaio 1998.

6. La legge n. 394 del 6 dicembre 1991
La legge n. 394 del 1991 ha riordinato il comparto delle aree protette dando vigoroso impulso alla protezione dell’ambiente. Vengono istituiti ben nuovi otto Parchi Nazionali, tra i quali anche il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Ha fissato inoltre un quadro normativo e organizzativo unitario ai parchi nazionali e criteri unitari per i parchi regionali. La sfida è per la definizione di linee di assetto del territorio compatibili con la tutela delle risorse naturali.

7. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
A sostegno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga si deve considerare che, la legge n. 394 del 1991 è successiva alle indicazioni della legge n. 366 del 1990. In conseguenza di tale istituzione e in netto contrasto con gli intendimenti della legge, i lavori in questione dovrebbero essere realizzati all'interno di un’area ricompresa in un parco nazionale. Nella legge n. 394, tra le finalità espresse dall'articolo 1, compaiono la conservazione, la difesa e la ricostituzione degli equilibri idraulici ed idrogeologici. Il comma 3 dell'articolo 6 della stessa legge vieta " ... quanto possa incidere sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici e, ... sulle finalità istitutive dell'area protetta." Il comma 3 dell'articolo 11, alle lettere b) e c), vieta l'apertura e l'esercizio di cave, di miniere e di discariche, nonché l'asportazione di minerali e la modificazione del regime delle acque. Eventuali deroghe, secondo il comma 4, sono stabilite dal regolamento del Parco.

8. Le azioni del Parco
L’ente parco, con delibera unanime del Consiglio Direttivo, si è espresso in modo fermamente contrario all'attuazione della legge n. 366 del 1990 per la realizzazione della nuova galleria di accesso e per l'ampliamento dei laboratori.

Il Consiglio Direttivo ha invitato l'Ente nazionale per le strade (ANAS) a procedere sollecitamente al recupero ambientale e al disinquinamento, considerata la grave presenza di sostanze nocive tra cui l'amianto nelle aree degli ex cantieri COGEFAR. Contro la realizzazione delle nuove opere si sono espresse anche le province di Teramo e di Pescara, numerosi comuni, associazioni ed enti, tra cui l'acquedotto del Ruzzo. 9. Il Club Alpino Italiano
Il Cai ha promosso manifestazioni interregionali (Delegazioni Abruzzo, Lazio e Marche), con adesioni nazionali, per la difesa del G.Sasso e l’istituzione del Parco, a partire dagli anni ’80, coinvolgendo in prima persona forze sociali e politiche contro la realizzazione degli impianti sciistici in località Campo Pericoli a 2000 mt di quota (area nella quale nel 1992 sono stati reintrodotti i primi esemplari di Camoscio d’Abruzzo, sempre grazie ad un progetto nazionale del Cai) e contro altre manomissioni ambientali;

Il Cai ha partecipato a ogni manifestazione contro ulteriori manomissioni al G.Sasso, sostenendo l’azione di chiunque fosse impegnato nella salvaguardia della montagna.

Il Cai, Delegazione Abruzzo, ha approvato mozioni e intraprese azioni, a vari livelli, per la tutela della montagna, estendendo tale azione al resto del CMI.;

Sulla base delle precedenti considerazioni e note, si può ritenere che le finalità della legge n. 366 del 1990 non abbiano più valore nel modificato contesto politico, sociale, economico, legislativo sia nazionale che della regione Abruzzo. Le alterazioni sul delicato assetto ambientale ed idrogeologico, già determinate dalle due canne autostradali realizzate, costituiscono un elemento di attenta riflessione sul modello e sulle modalità di utilizzo di risorse ambientali non rinnovabili e con valenza economica progressivamente riconosciuta e rivalutata con il contributo di associazioni quali il Cai e con la presa di coscienza anche delle popolazioni locali, seppur non sempre unanimi.

Il Cai Centrale e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga hanno sottoscritto un protocollo di collaborazione specifica rivolta alla conoscenza e alla protezione delle risorse naturali che ricadono nel territorio del Parco (lo stesso protocollo è stato firmato congiuntamente con il Parco Nazionale della Maiella e quello Regionale del Sirente- Velino, con un risultato unico a livello nazionale);

Il Presidente Generale Bianchi nelle recenti visite in Abruzzo sia del 31.10.98 a Fara S.Martino nella giornata del Cai Abruzzo, con la storica firma delle intese programmatiche con ben tre parchi d’Abruzzo, sia del 14.11.98 a Chieti nel Convegno delle Sezioni CMI del Cai, dagli interventi dei Presidenti dei Parchi, dei Consiglieri della Regione Abruzzo e dei Presidenti e soci Cai si è potuto sicuramente fare un quadro più chiaro della situazione del 3° traforo e del valore della mozione espressa nel 1997 dal Cai Delegazione Abruzzo e dal Convegno CMI. Di questi elementi si è impegnato ad essere portavoce in sede di Consiglio Centrale;

Il Convegno delle Sezioni CMI del Cai, riunito a Isernia il 10.04.99, alla presenza del Vice Presidente Annibale Salsa, ha ribadito, con determinazione, la ferma opposizione alla realizzazione del 3° traforo del Gran Sasso. La Delegazione Abruzzo si è impegnata a richiedere al Consiglio Centrale del Cai di assumere definitivamente una posizione chiara e determinata;

Il Cai ha prodotto anni di impegno e di azioni, documenti, mozioni regionali e del Convegno CMI, manifestazioni interregionali (come quella storica del 1982 che per la prima volta vide insieme le delegazioni Cai dell’Abruzzo, del Lazio e delle Marche con adesioni addirittura internazionali contro lo sfruttamento di Campo Pericoli), progetti regionali (come la reintroduzione del Camoscio d’Abruzzo nel 1992 e l’istituzione della Riserva comunale Corno Grande di Pietracamela, nel 1991, prima area protetta di 2000 ha sul Gran Sasso, gestita dal Cai);

Voce stonata del Cai è stato il parere del Presidente della CCTAM con una relazione personale, che non ha dimenticato 7l’azione storica del Cai per il Gran Sasso né ha considerato l’esistenza di un Parco Nazionale. Nell’intensa attività della Tam va ritenuto un infelice incidente di percorso frutto dell’evidente contrasto interiore tra ruolo professionale scientifico e incarico protezionistico del Cai;

Il futuro del Cai è nel ruolo delle Sezioni, delle Delegazioni e dei Convegni, reali interpreti del legame che il Cai ha con il territorio e il sociale.

MONTE BIANCO
Il recente triste episodio del Monte Bianco, con i tragici morti nel rogo, ha riacceso le polemiche sul 3° traforo del Gran Sasso. Importante non seguire le considerazioni strumentali sulla sicurezza di chi vuole l’opera ad ogni costo. Sono significativi tre interventi sui media nazionali con argomenti sul tunnel autostradale del Gran Sasso. Il sabato di Pasqua, su Raitre, la trasmissione "king kong", diretta da Licia Colò nel trattare il tema della sicurezza sui trafori ha realizzato un servizio su quello del Gran Sasso. Dall’indagine il traforo del Gran Sasso è risultato uno dei più sicuri d’Europa in quanto uno dei pochi a doppia galleria, collegate tra di loro con una serie di brevi gallerie trasversali, con camere rifugio ed un sistema d’areazione che disperde i fumi solo in direzione dell’uscita. Su "Panorama" dell’8 aprile nel dossier intitolato "Tunnel o trappole" considerazioni analoghe in quanto gli articolisti, dopo aver criticato più o meno tutti i tunnel autostradali italiani scrivono "… se scavate secondo opportuni criteri, le gallerie autostradali possono offrire garanzie. Gli oltre 10 km del traforo del Gran Sasso, grazie alle due gallerie comunicanti e al sistema di areazione longitudinale, ne sono una dimostrazione". Su "L’Espresso" del 15 aprile nell’articolo "dopo il rogo del Monte Bianco - Bastavano 250 miliardi", il progettista intervistato fa riferimento ad uno studio sul Monte Bianco per costruire un tunnel ".. a doppia canna, sul modello di quello del Gran Sasso…; e alla domanda: con un una terza galleria di soccorso? "No. Un tunnel gemello dotato dei più moderni apparati di rilevazione e di intervento è sufficiente a garantire sicurezza". 10. La proposta
Si ritiene, pertanto importante, raccogliendo anche alcune indicazioni del Presidente della Commissione Centrale Tam – Carbonara, salvaguardare l'esistente garantendo la necessaria sicurezza dei laboratori prevista dalla legge n. 366 del 1990 non già per mezzo di ulteriori scavi, bensì con la messa in opera dei più avanzati sistemi tecnologici, destinando per questo scopo una somma adeguata. I restanti fondi vanno destinati al recupero ambientale e ad operazioni di sviluppo sostenibile, che raccogliendo lo spirito delle attuali politiche comunitarie in materia di assetto territoriale, siano orientate ad un alto utilizzo della risorsa lavoro con un basso consumo di risorsa ambiente. Va pensata una ricerca che abbia anche delle ricadute diffuse sul territorio, sempre considerando che ci si trova in un parco nazionale. Possono essere considerate sia la ricerca geoclimatica, per cui l'area del Gran Sasso è particolarmente vocata, che l’attenzione come zona ad elevata sismicità. Si può così tenere conto dell'elevato valore storico e architettonico dei centri storici dell'area del Gran Sasso e dell'importante funzione che essi svolgono nel contesto del Parco, nonché delle problematiche economiche e demografiche che attualmente li investono. Possono così essere previsti interventi di recupero dei centri storici, con finalità anche di riduzione del rischio sismico; e l'istituzione di scuole di recupero e restauro coinvolgendo tecnici e maestranze locali, così da diffondere le tecniche di recupero e di acquisire un patrimonio edilizio diffuso, funzionale alla realizzazione di una rete di centri attrezzati necessari sia per consentire il lavoro di ricerca che per favorire il turismo scientifico. Per quest’ultimo settore di riferimento è il crescente interesse per le scienze della terra, la fisica e l’astrofisica. Conclusioni
Le Sezioni Cai d’Abruzzo, coordinate dalla Delegazione Abruzzo, agiscono come una grande associazione che si interessa della tutela della montagna, avviando intese regionali con gli enti territoriali e promuovendo l’istituzione dei parchi. Il Cai-Abruzzo ha sempre creduto all’importanza del rapporto con le popolazioni locali e alla possibilità di azioni per la conservazione della natura orientate allo sviluppo sostenibile. Anche oggi, 19.04.98, le Sezioni Cai riunite a Chieti ribadiscono il rifiuto allo sfruttamento settoriale delle risorse naturali e chiedono che i 110 miliardi previsti dalla Legge 336/90 vengano utilizzati per una valorizzazione complessiva dell’area Gran Sasso, con il recupero delle situazioni di degrado ambientale e la valorizzazione del notevole patrimonio insediativo esistente. Relativamente ai laboratori INFN esistenti, dall’importante profilo scientifico, si ritiene che, con l’utilizzo di tecnologie attuali l’accesso possa essere garantito con il massimo della sicurezza, in quanto il doppio tunnel è considerato, da progettisti ed esperti, tra quelli di massima sicurezza, anche dopo il tragico episodio del Monte Bianco. Per altri elementi di pericolosità (sostanze usate, tipi di ricerche, infrastrutture, …) è opportuno che i responsabili dei laboratori INFN li documentino ufficialmente e analiticamente così da poter adottare le opportune misure. Contro quest’ulteriore manomissione di un ambiente già fortemente segnato dalla mano dell’uomo per il quale più recentemente all’Aquila, l’8 maggio 1999, il Consiglio Centrale, ha fatto propria la posizione della Delegazione Abruzzo grazie anche all’intensa e determinata partecipazione del nostro delegato abruzzese, Eugenio Di Marzio. Ora è necessario dare continuità alle parole e promuovere azioni concrete, quanto più risolutive.


Info Cai Castelli: Filippo Di Donato Cell. 339.7459870 - info @ caicastelli . itwww.caicastelli.it