Piccole Sezioni di montagna
I Soci al centro della difesa della montagna
a cura
di Luca Calzolari
“Le piccole Sezioni di montagna rivestono un ruolo particolare all’interno del CAI. Con la loro presenza attiva e ben radicata, costituiscono un valore aggiunto nella nostra geografia associativa”. Sono parole del presidente Generale Annibale Salsa: da qui siamo partiti per approfondire le problematiche dei piccoli centri di montagna. Sullo scorso numero, La Rivista ha dialogato con il presidente della Sezione di VaI di Zoldo (Belluno); su questo vi proponiamo invece un’intervista “doppia” a Ruggero Michelis (presidente della Sezione di Garessio, in provincia di Cuneo) e a Giancarlo Di Pietro (presidente della Sezione di Castelli, in provincia di Teramo). L’ultima puntata sulle piccole Sezioni di montagna nel numero di maggio-giugno.
Iniziamo con le presentazioni: quali sono le peculiarità della vostra Sezione?
C: Castelli è un piccolo paese di montagna, tra i borghi più belli d’italia e ha fama internazionale per la produzione di maioliche d’arte. Si trova in Abruzzo, nel Gran Sasso d’italia, in provincia di Teramo, ai piedi della parete Nord del Monte Camicia. L’idea di costituire una Sezione CAI è nata proprio dal desiderio di favori re I’ avvicinamento e la scoperta delle montagne (iniziando proprio dal Monte Camicia). Dal 1977, anno della fondazione, con le attività e la vita sociale del CAI, la montagna ha assunto una dimensione fisica, con escursioni nella zona pedemontana, gli accantonamenti dell’ alpinismo giovanile e le prime vie di alpinismo. Il paese è una realtà molto aggregante e consente di condividere con immediatezza esperienze, momenti d’incontro, solidarietà e interventi in montagna. Insieme si prepara il programma, insieme si organizzano gli eventi, insieme si partecipa alle attività, coinvolgendo anche altre associazioni del paese. Negli ultimi anni più di qualche difficoltà con la crisi economica delle zone interne, la perdita di interesse e lo spopolamento. 11 terremoto ci ha condizionato fortemente, ma ci siamo ritrovati uniti con grande spirito di solidarietà. Con il nuovo direttivo insediato l’anno scorso, abbiamo proposto molte attività. Siamo riusciti a svolgere anche una settimana sulle Alpi, organizzando un pullman nel magico mondo delle Dolomiti, dalle quali abbiamo molto da imparare; è inoltre cresciuta notevolmente la comunicazione con il sito www.caicastelli.it. La vita della nostra Sezione è fortemente legata alla storia alpinistica della parete Nord del Camicia. Nel 1984 con una pubblicazione abbiamo celebrato i 500 dalla prima salita (avvenuta nel 1934 per merito di Antonio Panza e Bruno Marsili. gli “aquilotti del Gran Sasso”) raccontando di tutte le ascensioni nel grande anfiteatro montano. Adesso, con le ultime imprese invernali in parete (2008. prima solitaria di Andrea Di Donato, alpinista e Guida Alpina di Castelli) vogliamo, come Sezione, riaprire le pagine di quella pubblicazione e curare una nuove edizione che aggiorni le salite daI 1984. La roccia della nostra parete non è solida come quella di altre zone del Gran Sasso ma friabile: ci si può proteggere poco, va sfiorata senza aggredirla e per la sua difficoltà la chiamano “l’Orco dell’Appennino”. C’è il desiderio di presentare, nel migliore dei modi, il valore naturalistico e alpinistico di questi luoghi, senza trascurare quello escursionistico di avvicinamento e di scoperta, verso il Fondo della Salsa, ai piedi della Nord, dove tutto è modellato dalla forza della natura.
G: La Sezione CAI Garessio, provincia di Cuneo, si trova a circa 600 m nell’Alta Vai Tanaro, nelle Alpi Liguri (“Alpi del Mare”) in una particolare posizione tra il sud del Piemonte e le province di Imperia e Savona. Fa parte dell’associazione “Le Alpi del Sole” che comprende tutte le 14 sezioni CAI della provincia di Cuneo, oltre a quelle di Cavour (TO) e di Savona. Da segnalare che in Alta Val Tanaro sono presenti altre due sezioni: CAI (Ceva cd Ormea) con cui si collabora in modo proficuo con attività intersezionali.
Cosa i caratterizza come Sezioni di montagna?
C: Viviamo in un paese inserito nell’elenco dei borghi più belli d’italia costituito da un grappolo di case abbarbicate alla montagna, sospeso su un lembo di terrazzo alluvionale, eroso da due corsi d’acqua. Basta uscire a piedi dalle nostre abitazioni ed ecco che subito incrociamo il Sentiero Italia. È sufficiente alzare lo sguardo per osservare i dettagli della grande montagna e, appena ci avviciniarno ai suoi piedi, subito scorgiamo i camosci d’Abruzzo che si muovono agili sulle ripide balze erbose laterali allo strapiombo. È la vicinanza con la natura montana e la necessità di presidiare luoghi e culture che ci fa capire quanto sia stata importante quella scelta di oltre trenta anni fa. Abbiamo sicuramente meno servizi delle città, più difficoltà ad avere soci, ma ci sentiamo custodi di un bene che amiamo, che è presente in ogni momento della giornata e si trova sempre sotto i nostri piedi. A Castelli è tangibile anche l’intesa con la natura data dalle riproduzioni ceramiche del "paesaggio castellano" con chiari riferimenti a bosco e montagne. Una storia conservata e reinventata dalla presenza dell’ Istituto Statale d’Arte di Castelli (prezioso esempio di scuola superiore all’intcrno di un Parco di montagna) e dal ruolo svolto dal Centro Ceramico Castellano, che aggrega le numerose botteghe ceramiche. A Castelli si respira e si attua, non solo con il CAI, ma con ogni altra attività della zona, il forte binomio di un ambiente montano e di una popolazione espressione di cultura e natura.
G: Ci consideriamo Sezione di montagna perché Garessio e la sua zona sono circondate da diversi gruppi di montagne che raggiungono anche i 2600 m. Inoltre i nostri Soci non svolgono solo attività sportiva o alpinistica, ma condividono le problematiche che ogni giorno si riscontrano in un ambiente alpino: da sempre vivono il rapporto diretto con la montagna che si sta spopolando, in un contesto sociale con vocazione industriale, turistica ed in parte agricola. La vita sociale comprende varie attività “normali”, estive ed invernali, non di “grande prestigio” ma comunque sempre orientate allo studio, conoscenza, conservazione e difesa delle nostre Alpi del capoluogo ed è riconosciuta ed apprezzata dalla comunità per la continua disponibilità e competenza sia in ambito montano che sociale. Comprende 370 soci di cui 167 ordinari, 140 famigliari e 63 giovani (questi ultimi in costante aumento grazie all’attività loro dedicata in collaborazione anche con le istituzioni scolastiche). Non possediamo rifugi, l’Alta Val Tanaro è già servita da varie strutture ricettive ma abbiamo un Accompagnatore Alpinismo Giovanile, un Accompagnatore Escursionismo, un Accompagnatore Ciclo escursionismo e due responsabili Rilevatori Sentieri GPS: di tutti siamo molto contenti perché lavorano con impegno ed entusiasmo. Da sempre pratichiamo ai Soci le quote minime dei bollini proposte dalla Sede centrale. In effetti molti nostri iscritti prendono il bollino, anzi spesso occorre portarglielo, per attaccamento affettivo al Sodalizio: per motivi di amicizia e di fiducia nel CAI come istituzione ed anche perché molti soci ordinari e giovani ricevono gratuitamente la bella rivista trimestrale “Alpidoc” che tratta della montagna cuneese, pubblicata da “Le Alpi del Sole”. Solo pochi nostri iscritti sfruttano” le agevolazioni del bollino CAI. A proposito, vorremmo proporre alla Sede centrale quote particolari per Soci meno giovani, che ci sembra siano la maggioranza degli iscritti. Nonostante le varie difficoltà organizzative e strutturali delle piccole Sezioni di montagna, riusciamo a pareggiare il nostro modesto bilancio e tutte le risorse disponibili sono destinate alle attività sociali, in particolare nel campo giovanile. Anche in questo settore si registra tuttavia un piccolo problema: nonostante tutti i nostri sforzi, verso i 14-15 anni i giovani rallentano la loro frequentazione della montagna per poi ripresentarsi - si spera - in età più adulta.
Ci faccia un esempio concreto: il bilancio del 2010 e cosa rimane per le vostre attività (escluse spese fisse)...
C: La nostra Sezione è ora composta da 124 soci compresi quelli della Sottosezione di Arsita. alla quale riconosciamo un bilancio autonomo. Tolte le spese varie per la Sede centrale, restano poco più di 1000 euro da utilizzare per ogni attività: dalle spese di gestione a quelle di funzionamento sede.
Inoltre noi non abbiamo una sede offerta in comodato gratuito dall’ amministrazione (come altre Sezioni decisamente più fortunate). Dall’evento sismico del 6 aprile che ha colpito il nostro territorio (Castelli è tra i comuni nel cratere) siamo ospiti temporanei della locale Sezione di Protezione Civile Castelli, con la quale abbiamo collaborato attivamente nell’ emergenza successiva al sisma. Colgo qui l’occasione per ringraziare calorosamente il presidente Andrea Vagnozzi, che ci ha consentito di superare una situazione di grave difficoltà offrendoci una dignitosa ospitalità.
G: La Sezione si dedica soprattutto all’organizzazione e alla promozione di attività per far conoscere ai ragazzi il nostro territorio e la montagna. Vorremmo però iniziare a promuovere progetti specifici sul territorio che, attraverso la montagna, aiutino i giovani a restare in valle. Questo attraverso progetti culturali
— per esempio la promozione della filiera del legno, la salvaguardia e pulizia dei boschi, la promozione dell’agricoltura di montagna - per far nascere, anche nel nostro territorio, una filiera di piccola scala e stili di vita a basso impatto ambientale. Non abbiamo ancora accennato al grande problema della pulizia, segnatura, ecc. dei numerosissimi sentieri dell’Alta Vai Tanaro. A causa della ricca vegetazione sulle pendici dei nostri monti di media altitudine, occorre un lavoro continuo di defrascamento e di manutenzione dei tracciati. Questi sono stati indicati e pubblicizzati dalla nostra Sezione con cartine e depliant illustrativi, ma ciò non è sufficiente. Abbiamo avuto l’appoggio della locale Comunità Montana che però attualmente sta subendo un progetto di riduzione e di accorpamento con altre Enti Montani su di un territorio più vasto. Le nostre forze sono limitate, sempre e solo basate sull’entusiasmo e sul volontariato. A proposito di sentieri, da sottolineare ancora che il nostro territorio dell’Alta Val Tanaro è attraversato dai tracciati della Grande Traversata delle Alpi, della Via Alpina e dell’Alta Via dei Monti Liguri. Gli escursionisti, soprattutto stranieri, che percorrono questi panorarnici sentieri tra le montagne ed il mare, spesso si lamentano poiché non trovano posti tappa disponibili.
Qual è il suo rapporto con la Sede centrale?
C: Burocratico, di lettere. Per il tesserarnento. le pubblicazioni sociali e le altre comunicazioni ordinarie. Ci piacerebbe invece che fosse per progetti nazionali mirati a conservare il valore delle nostre piccole realtà: non vediamo riconosciuto il nostro ruolo di custodi della montagna, presenti in località dove è difficile vivere, dove la politica non è interessata ad intervenire concretamente per i pochi abitanti (quindi pochi voti) che i paesi rappresentano e che hanno molte opinioni diverse. Gli impegni con la Sede centrale potrebbero essere semplificati dal coordinamento dei Gruppi regionali.
G: Già da parecchi anni la nostra Sezione si è dotata di computer per tutte le operazioni di segreteria, abbiamo un indirizzo di posta elettronica ed è stato realizzato un sito web che cerchiamo di tenere sempre aggiornato. Grazie all’ausilio telematico, i rapporti con la Sede centrale sono diventati più rapidi ed efficienti, ma forse potremmo migliorare ulteriormente questi contatti usufruendo dei numerosi servizi proposti dalla Segreteria Generale CAI.
Chi sono i vostri Soci? Ci faccia un identikit: quali le esigenze predominanti?
C: La maggior parte dei Soci è del territorio di Castelli: li accomuna quindi anche un vincolo di profonda amicizia. Persone che vivono in montagna e che, solamente grazie al CAI, ne hanno conosciuto la vera natura. Prima del CAI la montagna era vista come immagine, come bellezza da ammirare. Con il CAI sono stati recuperati i sentieri dai boscaioli che da Castelli, attraversando il Gran Sasso, raggiungono CasteI del Monte (AQ). La nostra Sezione ha pensato e realizzato il Sentiero dei Quattro Vadi, che percorre tutta la zona pedemontana del Gran Sasso, da Prati di Tivo a Vado di Sole. Importante il dialogo cresciuto con il vicino paese di Arsita, dov’è nata la Sottosezione che condivide con noi passione e intenti. L’esigenza principale dei Soci di Castelli è quella di una sede stabile del CAI, abbastanza ampia da ospitarci numerosi e poter fare video proiezioni, sia per le serate tra Soci sia per le attività educative, realizzate insieme al Centro di Educazione Ambientale “Gli aquilotti”. Inoltre ci piacerebbe avere la possibilità di attrezzare una palestra indoor di arrampicata. A causa delle tante vicissitudini e dei continui spostamenti, stiamo pensando di realizzarla in legno (ci stiamo impegnando per trovare i fondi e siamo aperti ad ogni aiuto): una casetta prefabbricata, sperando così di poter avere una sede fissa.
G: I nostri soci sono, per la maggior parte valligiani: conoscitori dell’ambiente alpino perché lo vivono, sono parte del territorio e non hanno una visione “romantica” della montagna, una pratica vissuta sulla loro pelle. Oltre alle richieste di nuove proposte di escursioni per la conoscenza del territorio non solo locale, desiderano da parte nostra un’attenzione ai problemi della montagna ed alla difesa dell'ambiente. Affrontiamo insieme varie tematiche, anche quello, per vari aspetti irreversibile, dello spopolamento delle aree montane.
Soffermiamoci su questo punto. Come affrontate lo spopolarnento delle aree montane?
C: Il fenomeno, quello dello spopolamento, lento ma costante negli ultimi cinquant’anni; in precipitosa accelerazione negli ultimi dieci; un vero esodo dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo e segnatamente l’area del Gran Sasso. Eppure per la nostra cittadina, ma anche quelle limitrofe, ci sono i requisiti concreti per invertire la rotta e riconquistare quella solidità economica che possa garantire un dignitoso tenore di vita ai residenti. Bisognerà però deviare dal miraggio della globalizzazione e ritrovare i sentieri della specificità e della esclusività con sostegno adeguato a progetti mirati, iniziative di qualità e attività sostenute da elevata professionalità. Per un paradosso della storia sembra proprio che si potrà fermare l’esodo solo con un ritorno alle origini, cioè al radicamento nella propria terra, all’utilizzo rispettoso e creativo delle sue risorse naturali ancora intatte, alle culture dei luoghi maturate nel corso di tempi passati.
In termini sintetici: si fermerà l’esodo, e forse si invertirà la tendenza, incrementando e “coltivando” quel flusso di turismo qualificato che considera il territorio come ambiente generoso ed amico, e che desidera fruire delle sue risorse, paesaggistiche e naturalistiche (siamo nel cuore del Parco Gran Sasso e Monti della Laga), con il rispetto e l’intesa che si devono alle cose preziose. Insomma, consolidando quel circuito virtuoso di interessi occasionali e stabili, che è già stato sapientemente sperimentato e ampiamente alimentato nelle zone alpine. Anche perché gli ingredienti a supporto di una qualificata e gratificante accoglienza ci sono in abbondanza: montagne ardite e paesaggi mozzafiato; vallate serene e invitanti; pascoli sterminati; boschi immensi con tutti i generi di prodotti tipici; vestigia storiche e arte diffusa. Con la nota esclusiva che fin dai 600 m di altezza si gode a perdita d’occhio la verde visione del Mare Adriatico distante appena 40 km.
E poi il valore aggiunto, altra faccia della stessa medaglia, dell’artigianato di eccellenza, dell’arte “del fare” che nelle nostre zone non bisogna inventare perché la abbiamo in eredità dai progenitori: la ceramica a Castelli, il legno a Isola del Gran Sasso, il rame a Tossicia e così via. Solo che, abbandonate le finzioni dell’ improvvisazione per consumo commerciale, bisogna ricondurre queste attività alla nobile dignità delle origini. Da ultime, ma non per importanza, le produzioni agro-alimentari anch ‘esse con l’impronta della tipicità e dell’eccellenza, opportunamente recuperate nella varietà e tipicità già sperimentate nel passato, per ridare impulso e nuova economia a una miriade di piccoli nuclei operativi.
G: Agli inizi del 1900 Garessio contava circa 9000 abitanti che per quasi la metà risiedevano nelle numerose frazioni circostanti Dopo la II Guerra Mondiale, proprio quando arrivarono le strade asfaltate e la corrente elettrica, gli abitanti delle frazioni, attratti dal miraggio delle fabbriche, abbandonarono le loro abitazioni per i centri di fondovalle e della pianura. La stessa situazione si registrò purtroppo in tutte le vallate del cuneese. Garessio oggi supera di poco le 3000 persone e le frazioni sono abitate sporadicamente solo nei mesi estivi. Da qualche tempo però, alcuni giovani consorziati tentano di valorizzare i prodotti tipici locali (es. castagne, grano saraceno, patate, fagioli, rape, ceci, ecc.) anche con l’aiuto di enti pubblici: Comune, Comunità Montana. Lo spopolamento delle aree montane è un problema che ci tocca molto da vicino e che in valle è molto sentito data la mancanza di lavoro specialmente per i giovani. Questi, dopo gli studi nelle scuole superiori lontane da Garessio, si trovano costretti ad allontanarsi ancora di più per un posto di lavoro. Noi, come Sezione, cerchiamo di tener vivo ed attuale questo grave problema presso le pubbliche istituzioni, ma i risultati non sono sempre incoraggianti.
Trova che una maggiore autonomia di finanziamento e di spesa vi gioverebbe? In che modo?
C: Certamente. Potremmo utilizzare più
risorse per la sicurezza in montagna, la manutenzione dei sentieri, la segnaletica e la stampa di carte dei sentieri. Per la formazione di accompagnatori di alpinismo giovanile, escursionismo ed istruttori di Alpinismo. Più attività nelle scuole (divulgazione, conoscenza e percorrenza della montagna) e iniziative in ambiente di educazione ambientale. Acquisto di materiale tecnico da mettere a disposizione dei Soci. Ci piacerebbe curare l’allestimento di foto d’epoca che abbiamo raccolto nel tempo e realizzare un’appassionante mostra sulla storia di uomini e montagne. In questo periodo siamo impegnati, con il CAI Abruzzo e il CEA “Gli aquilotti”, nel recupero di un mulinetto degli smalti e dei colori, segno del lavoro del ceramista in montagna e riferimento per le attività educative con i giovani. Il mulinetto è il nodo di sentieri diversi, tutti importanti per tema e opportunità di avvicinamento alla montagna.
G: Una maggior autonomia finanziaria sarebbe auspicabile perché permetterebbe al CAI locale di organizzarsi meglio nella gestione delle proprie attività: ma gli aiuti esterni, considerata la crisi economica generale, diventano sempre più rari e difficili.
Il presidente Salsa ha definito le piccole Sezioni di montagna “un valore aggiunto nella nostra geografia associativa. Esse testimoniano, spesso in modo eroico, la missione del nostro Sodalizio: quella di essere presente nelle diverse articolazioni territoriali”. Che ne pensate?
C: L’attenzione del Presidente Salsa al valore delle piccole Sezioni di montagna è ammirevole. Un riconoscimento che ci dà forza e alimenta il nostro desiderio di esserci. Il messaggio ora va condiviso da tutto il corpo sociale e dalle grandi Sezioni. Il CAI è abituato a “misurare” rappresentanza e ruoli con la quantità, con il numero di soci. Va introdotto anche il concetto di qualità, di territorio, di ambiente, ponendo attenzione a valori non sempre monetizzabili. Quanto vale la presenza di una Sezione di montagna che su un territorio con circa 2000 abitanti ha 124 iscritti? Un territorio dove la montagna è sovrana, forte e fragile contemporaneamente e va costantemente presidiata? In troppe circostanze abbiamo visto sbandierare interventi in montagna, spacciati come risolutori di problemi ma che in realtà lasciano solamente segni disastrosi sull’ambiente, come piste di penetrazione e insediamenti in quota, abbandonati e diventati “detrattori” ambientali. Le Sezioni di montagna e di pianura possono e devono incontrarsi per sostenere chi vive in montagna, aiutando a ricomporre l’identità locale delle Terre Alte e a migliorare servizi come viabilità, scuole, sanità, uffici e negozi.
G: Il Presidente Salsa, che ama e che conosce in modo particolare la Valle Tanaro dove da ragazzo trascorreva le sue vacanze. Nel agosto del 2008 proprio a Garessio ha presentato il suo importante libro: “Il tramonto delle identità tradizionali”. In esso infatti numerosi sono i riferimenti al nostro territorio. Allora il “valore aggiunto” delle Sezione Garessio è quello del territorio in cui si trova: le Alpi Liguri, uno dei pochi territori ancora ricco di biodiversità e di potenzialità. Ben lo ha sottolineato il prof. Salsa durante il dibattito dopo la presentazione del suo libro, evidenziando come “valore aggiunto” anche i prodotti tipici del luogo che turisti ed escursionisti possono trovare nei rifugi alpini della nostra zona. Questi ultimi, loro stessi “valore aggiunto” come conoscenza e presidi del territorio. Il “naturale isolamento” della popolazione non deve essere un pretesto per trasformare il territorio di fondovalle in un corridoio di passaggio tra il mare ed i monti. Dobbiamo insieme lavorare, sezioni CAI di valle, enti pubblici, altre istituzioni private ma sensibili a questi problemi, affinché quel “valore aggiunto” possa essere condiviso con tutte le persone che ancora vivono tra le nostre montagne.
Domanda finale: tre proposte per il futuro...
C: Crescere nelle iniziative di
sensibilizzazione della valorizzazione
delle aree montane, così da contrastare il crescente problema dello spopolamento montano. Si potrebbe per esempio aggregare il CAI, altre associazioni ed enti in un consapevole e condiviso impegno per un progetto strategico a favore della montagna. Altra proposta è salvaguardare e recuperare il patrimonio artistico e culturale delle tradizioni popolari. Infine facilitare l’avvicinamento ai paesi, ai sentieri delle valli e dei boschi ai diversamente abili, ai giovani e agli anziani promuovendo lo slogan “montagna aperta a tutti”.
G: Aldilà delle varie problematiche sopra accennate, la sfida più importante per il nostro prossimo futuro sarà attirare le nuove generazioni verso la sostenibilità e l’ecologia ambientale nelle nostre montagne. Il fine deve essere promuovere tra i nostri abitanti una maggiore “consapevolezza territoriale”, il concetto di abitare in un posto unico, ma fragile e delicato. Tra le varie proposte per un prossimo futuro:
educazione territoriale ed ambientale in valle partendo dalle scuole; maggiore partecipazione e coinvolgimento della nostra Sezione nelle decisioni collettive nell’ambito montano e territoriale da parte delle amministrazioni locali; una “rinascita” della valle a partire non solo dalle poche industrie ancora esistenti, ma anche dalla terra e dall’agricoltura di montagna: è forse una romantica utopia?
Info Cai Castelli: Filippo Di Donato Cell. 339.7459870 - info @ caicastelli . it – www.caicastelli.it
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